17 Agosto 2022

ACMILANINSIDE

DENTRO AL MONDO ROSSONERO

Non ci resta che il calcio: Non é che non ci sono più fenomeni, é il calcio che é cambiato.

Il calcio così come in altri sport é un ambiente assai duro e in costante evoluzione, agli atleti si chiede molto e forse anche troppo, superare il tuo limite perché ogni atleta questo fa mettendosi in gara con se stesso e spingendosi oltre ogni livello di sopportazione.

L’evoluzione costante del mondo dello sport che ogni giorno é sempre maggiormente competitivo spinge il giocatore ad un acquisizione sempre più massiva di tecniche, competenze e maestrie (manovre complesse acquisite con esperienza e perfezionate dall’atleta, ndr), ogni giorno si chiede sempre di più a questi ragazzi Che sempre più spesso non riescono a reggere e l’estenuante sforzo fisico a cui sono sottoposti.

E accade perciò che le loro carriere si interrompono sempre troppo presto a causa dell’usura dei legamenti, degli infortuni gravi riportati in campo e sempre più spesso che il cuore non regge lo sforzo nonostante questi atleti siano monitorati e accuratamente controllati.

Si chiede di dare il tutto per tutto nel campo di gara ma non fino a questo punto, siamo testimoni sempre più spesso di un fenomeno dove il giocatore “normale” non é più all’altezza e le doti tecniche classiche  impartite dalle scuole calcio italiane non sono più sufficienti: si cerca la fenomenalità!

Il fenomeno, il giocatore bionico, che non si rompe mai e che non invecchia mai, coi polmoni d’acciaio e con la lettura anticipata dell’azione di gioco, il fenomeno paranormale che é in grado da solo di avviare un’azione e portarla in conclusione in rete attraverso manovre eccezionali spettacolari, ideali per i media e per gli spettatori allietati dalla maestria esibita.

il calciatore medio non esiste più, non esiste più il singolo ruolo ma si cerca il fenomeno multitasking in grado di ricoprire più ruoli perdendo un po’ anche d’identità, E tutto questo mi dispiace perché a farne le spese sono  ragazzi colmi di sogni negli occhi che pur di raggiungere il loro obiettivo è giocare nelle squadre top Level si spingono oltre ogni limite consumandosi come candele accese sempre troppo velocemente.

Apprezzo molto chi invece rispetta il calcio classico e rispetta soprattutto l’essere umano così come fa pioli e il Milan, un esempio è Sandro Tonali, al quale hanno dato il tempo di maturare, di crescere fisicamente e tecnicamente, rispettando soprattutto i tempi di maturazione del ragazzo senza spingere troppo sull’acceleratore con il rischio di bruciarsi prima del tempo ma non tutti sono così, troppo spesso anche nel sistema del calcio internazionale si tende A voler a tutti costi portare in campo diciottenni già tecnicamente completi e soprattutto con alle spalle già una discreta esperienza nel panorama agonistico professionistico senza badare a spese e soprattutto senza rispettare le fasi di crescita che il fisico invece richiede.

Raggiunti i trent’anni la macchina inizia ad incepparsi e a non funzionare più correttamente, il ragazzo non è più ragazzo e non è più idoneo, non riesce più a correre rapidamente come prima, inizia ad avere dolori articolari e a svegliarsi ogni mattina con qualche acciacco di troppo che magari gli impedisce di mettersi a confronto con ragazzini qualche anno più piccoli e pur di preservarsi il suo posticino in campo é disposto anche a sacrificarsi il doppio in allenamento.

E non è detto che non sappia svolgere il suo ruolo in campo ma non è più idoneo Per il semplice fatto che non è in grado di mantenere il confronto con il calcio moderno che evolvendosi velocemente pretende sempre di più dai ragazzi.

L’esempio concreto del  mio concetto è il ruolo del centravanti che ma mano è andato scemandosi da circa 10 anni a questa parte assorbito dalla figura della mezz’ala in quanto più dinamica e poliedrica in campo sfruttandola così un jolly macinino di chilometri.

sì, il calcio è cambiato ma forse servirebbe un attimino fermarsi e chiedersi quanto questa spettacolarità in questo sport sia giusta, lo sport deve educare, deve far star bene e non deve assolutamente portare allo sfinimento, quest’attimo di riflessione è avvenuto dopo che ai mondiali in nuoto sincronizzato un atleta è svenuta in acqua perché ha superato ad ogni costo il suo limite pur di raggiungere il suo sogno olimpico, tratta poi in salvo dalla sua allenatrice Che si è tuffata in acqua appena intuito ciò che stava accadendo, la tragedia è accaduta oltretutto dinnanzi ad arbitri e giudici di gara paralizzati dalla tragedia sfiorata poi conclusasi fortunatamente nel migliore dei modi poiché l’atleta si è ripresa, sempre grazie alla sua allenatrice che ha saputo prendere in mano velocemente la situazione affinché potessero soccorrerla per tempo.

In quei cinque minuti, di fronte alle videocamere in tutto il mondo e di fronte agli urli strazianti delle persone che stavano assistendo a questa scena ci siamo tutti fermati e ci siamo chiesti quanto tutto questo è giusto, quanto sia educativo nei confronti dei più piccoli, perché la lezione impartita da Taccola, Roveri e Astori ai quali é venuto un arresto cardiaco in campo ancora non é servita a nulla , un altro esempio é stata la sfiorata tragedia di Eriksen ancora vivo per miracolo.

Forse è giunto il momento di fermarsi un secondo per riflettere e capire che forse è ora di cambiarle noi le regole, Che non si può pretendere dall’essere umano prestazioni da robot e soprattutto preservare un po’ di più la salute dei nostri Piccoli affinché non pretendono da loro stessi prestazioni impossibili, perché oltre ad un defibrillatore a bordocampo servirebbe un po’ più di giudizio e soprattutto fare qualche passo indietro per tornare al vecchio e sano calcio praticato per sport e per passione.

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